Fermati respira pensa agisci: il protocollo subacqueo per i professionisti olistici
Portofino, molti anni fa.
Avevo già il brevetto Avanzato, ma non l’esperienza che viene solo dai metri fatti, dall’acqua fredda, dai momenti in cui il corpo ti ricorda che lì sotto le regole sono diverse.
Quel giorno avevo dimenticato i guanti. Il mare era freddo — più di quanto mi aspettassi. Il mio compagno di immersione era quasi uno sconosciuto, assegnatomi in barca all’ultimo momento. Gli altri erano più veloci, più attrezzati, abituati a quella temperatura.
Ho pinneggiato. Ho cercato di stare al passo.
A un certo punto ho smesso di sentire le mani. Il respiro si era fatto corto, affannoso. Le cose intorno si erano fatte più scure — o forse era solo la percezione, ma sott’acqua la differenza non esiste. L’unico pensiero chiaro era uno solo: voglio risalire. In fretta.
Sott’acqua, risalire in fretta è l’errore più costoso che tu possa fare.
Quel pensiero lo riconosco ancora, anche fuori dall’acqua. Ha cambiato forma nel tempo, ma è lo stesso dentro.
Lo sento nelle professioniste che mi scrivono. “Non riesco a spiegare quello che faccio.” “Forse devo abbassare il prezzo.” “Forse non sono pronta.” “Forse sto sbagliando tutto.”
È la stessa voce. Ambiente diverso, identica spinta: uscire in fretta da un posto scomodo.
Il problema non è la voce in sé. Il problema è che ascoltarla senza filtro — e agire di conseguenza — è esattamente ciò che peggiora le cose.

Fermati. Respira. Pensa. Agisci.
Quello che ho fatto quel giorno a Portofino non era istinto. Era protocollo. Me lo avevano insegnato, l’avevo praticato, sapevo cosa fare anche quando il corpo voleva fare il contrario.
Si chiama FRPA. L’ho insegnato per vent’anni, sotto la superficie. Poi ho cominciato a usarlo fuori dall’acqua — con le persone che accompagno nel loro lavoro. La cosa che mi ha colpita ogni volta è questa: funziona. Non come metafora, come struttura reale
FERMATI
Sott’acqua, fermarsi significa letteralmente smettere di muoversi. Trovare un punto stabile. Non lottare con la corrente. Lasciare che il corpo torni in assetto neutro.
Nel lavoro, fermarsi è più difficile — perché nessuno ti vede se non lo fai. Puoi continuare a muoverti in superficie: a pubblicare, a rispondere, a proporre. Mentre dentro sei in deriva.
Fermarsi, qui, significa qualcosa di preciso: sospendere l’azione reattiva. Non la riflessione — quella viene dopo. Prima viene il gesto di togliersi dall’urgenza. Non controllare le statistiche per dieci minuti. Non guardare cosa fanno gli altri. Non rispondere a quella mail difficile adesso, in questo stato.
RESPIRA
Il respiro sott’acqua non è mai automatico come fuori. Lo senti. Sai quando è corto, quando è teso, quando stai consumando aria più del necessario. E sai, perché te lo hanno insegnato, che il modo in cui respiri cambia quello che pensi.
Fuori dall’acqua questa consapevolezza tende a sparire. Respiriamo, e basta. Ma il sistema nervoso non sa che stai “solo” guardando le tue metriche. Reagisce alla stessa maniera.
Una pausa. Respirare lentamente, consapevolmente, prima di decidere qualsiasi cosa. Non come esercizio spirituale — come igiene decisionale. La differenza tra una scelta fatta in apnea e una fatta con ossigeno al cervello è misurabile, anche nel lavoro.
PENSA
Dopo il freddo di Portofino, dopo che mi ero fermata e avevo ripreso il respiro — le cose intorno non erano cambiate. L’acqua era ancora fredda. Le mani ancora insensibili. Ma la qualità di ciò che vedevo era diversa. Avevo ritrovato la superficie con gli occhi. Sapevo dove andare.
Il pensiero non era più “voglio uscire.” Era: da qui, qual è la prossima mossa sensata?
Per un professionista in difficoltà, la differenza sta nelle domande che riesci a farti. Non “perché non funziona?” — che è una domanda che gira su se stessa. Ma: cosa sta succedendo davvero? Di cosa ho bisogno adesso? Qual è la cosa più onesta che posso fare in questo momento?
AGISCI
Questa è la parola che rischia di sembrare uguale a “fai.” Non lo è.
Fare è eseguire. È rispondere alle mail, pubblicare un post, abbassare il prezzo perché sembra la cosa più rapida. Fare non ha necessariamente una direzione — ha solo un’uscita dall’immobilità.
Agire viene da un posto diverso. Viene da quella qualità di pensiero che hai recuperato nei passi precedenti. Ha una direzione. Ha una ragione che sai spiegare — almeno a te stessa.
La differenza non è sempre visibile dall’esterno. Ma la senti.
Quando un professore universitario porta il protocollo in sala medica
Ho smesso di pensare che FRPA fosse un framework “solo subacqueo” il giorno in cui uno dei miei allievi — un endocrinologo, professore universitario, che aveva conseguito il brevetto Divemaster con me e con Stefano — mi ha detto che lo usava con i suoi specializzandi in medicina. Come strumento didattico reale, in ambienti dove la pressione è alta e l’errore ha conseguenze dirette sulle persone.
Quel giorno ho capito che FRPA non è una metafora del mare ma una struttura che funziona ovunque ci sia urgenza e la tentazione di agire prima di pensare. In sala medica, sott’acqua, nel tuo studio.
Sei in un momento in cui non sai come andare avanti?
Non ti chiedo di fermarti per sempre. Di fermarti abbastanza a lungo da capire da dove vuoi ripartire.
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Domande frequenti
Cos’è il protocollo FRPA?
FRPA è un protocollo che si usa sott’acqua nella subacquea — Fermati, Respira, Pensa, Agisci — usato per gestire situazioni di difficoltà sott’acqua. Applicato al lavoro professionale da Sara Valla, è una struttura in quattro passi per prendere decisioni consapevoli in momenti di pressione o blocco.
Come si usa FRPA quando sei bloccata nel lavoro?
Prima sospendi l’azione reattiva (Fermati). Poi rallenta il respiro per regolare il sistema nervoso (Respira). Poi fai le domande giuste invece di girare in circolo (Pensa). Poi agisci con direzione, non solo per uscire dall’immobilità (Agisci).
Qual è la differenza tra fare e agire?
Fare è eseguire un compito senza necessariamente una direzione; è reazione. Agire viene da una scelta consapevole: ha un perché, una direzione, una coerenza con ciò che sei e vuoi costruire.
FONTI di ispirazione
- Aristotele, & Reale, G. (2000). Metafisica. Recuperato da https://amzn.to/2Rhk698
- Kabat-Zinn, J. (2017). Dovunque tu vada ci sei già. Capire la ricchezza del nostro presente per iniziare il cammino verso la consapevolezza (G. Arduin, Trad.). Recuperato da https://amzn.to/31CMmaZ
- Lumera, D. (2017). L’arte di far succedere le cose. Come imparare a disegnare consapevolmente la propria vita. Recuperato da https://amzn.to/2Iq4lKx