Timore a dire in giro che ridi? Eppure ti conviene farlo

Roberto è un giovane laureato in Medicina, riconosciuto in famiglia per la sua serietà, per il suo approccio serio alle questioni di studio e professionali. Un giorno un paio di amiche lo invitato in Università a “ridere con loro”.  Non capisce di cosa si tratti ma si incuriosisce, e di loro due si fida, quindi va.


La prima sera si guarda intorno stupito e stranito e non succede bene cosa stia succedendo, nonostante lo abbiano avvertito che la prima esperienza è così. Non riesce a ridere molto, non ci è abituato. Nei giorni successivi, però, si ritrova a sorridere quando meno se lo aspetta, e si sente come “nuovo”.

Decide di andare la seconda volta, e poi la terza e ogni settimana partecipa a sessioni durante le quali si segue una metodologia specifica per ridere per un certo numero di minuti, apparentemente senza motivo, se non quello di portare più benessere nella propria vita.

Con quelli che ormai sente compagni di esperienza  la definisce in termini entusiastici, dice che 

la risata porta a scoprire lati nuovi della propria mente e un nuovo controllo del corpo”.

E ne riconosce il potere rigenerante.

Non ha però il coraggio di dirlo in giro, tantomeno ai suoi genitori. Gli hanno chiesto cosa gli sia successo, che nell’ultimo periodo sembra più sereno. Pensano a questioni di cuore, di sicuro, e lui non rivela nulla.

Un conto è vivere l’esperienza – pensa – un conto è raccontare in giro che ha scoperto che si può ridere senza nessun motivo, e stare meglio, come sta lui nell’ultimo periodo.

Una sera, però,  si ritrova a guardare insieme ai genitori il film “Il medico di campagna”: è una pellicola che, come dice Roberto, “racconta la medicina nella provincia francese, trascurata dai servizi pubblici e disorientata dagli effetti della globalizzazione”. Il film insiste “sul legame che esiste tra medico e paziente, confrontando due distinti approcci alla medicina: uno tradizionale ed empirico, l’altro metodico e scientifico”.

Quel film parla anche di dell’utilità della risata per stare meglio.

Una scena del film “Il medico di Campagna”

E’ allora che Roberto ha il coraggio di raccontare ai suoi genitori che anche lui pratica questa disciplina e metodologia, che ne sta avendo un giovamento, che lo ritiene “potenzialmente utile come coadiuvante di alcune terapie”, che “ci vede diverse applicazioni” anche nel suo ambito. 

Il coraggio di riconoscere, prima di tutto con te stesso, quanto la risata ti migliori la vita ti porta a stare e sentirti meglio. Se pensi che se ridi non sei una persona seria, non è detto che sia tutta un’idea tua. Forse ti hanno convinto che fosse così, e per questo non hai colto molte occasioni per stare bene.

Ad essere sincera ho avuto anch’io timore all’inizio. Nel mio lavoro e nel mio ambiente la scientificità e la serietà sono fondamentali: qualcuno mi ha chiesto se non avessi paura di espormi, creando un gruppo di risata incondizionata in Università.

Certo che ci ho pensato! Ma dopo aver sperimentato su di me gli effetti di questa pratica è stato più forte di me e il desiderio, mio e di Stefano Colombari, di portare la terapia della risata alle persone è stato più forte dei timori, nella convinzione che fosse un dono potente, come fin dall’inizio ci aveva anticipato Richard Romagnoli, colui grazie al quale la abbiamo sperimentata.

L’esperienza con la risata all’Università di Parma mi ha mostrato che, spesso, sono le persone più serie e in gamba quelle che comprendono che ridere è uno strumento potente e prezioso per sopravvivere sia alle difficoltà quotidiane che ad alcune grandi sfide che a volte la vita ci presenta.

Sono persone che prendono la vita sul serio, spesso hanno affrontato difficoltà e sfide  e proprio per questo ridono in modo puro, non basano la propria risata su derisione e sarcasmo.

Non ridono soltanto grazie alla comicità, che è cognitiva e quindi dipendente da diversi fattori.

E’ meraviglioso vedere come persone che poi porteranno la loro serietà professionale e le loro competenze in giro per il mondo – medici, psicologi, matematici, ingegneri, giornalisti, fisici, tecnici, formatori, coach – saranno in grado di farlo con il sorriso sulle labbra, e magari di portare la risata come strumento all’interno delle loro professioni, con la consapevolezza che è un supporto potente alle terapie e alle strategie professionali, uno strumento della vera leadership, quella che si basa sulla condivisione e sulla collaborazione, piuttosto che sull’ego, e che genera potenti sinergie.


Se vuoi portare anche tu la risata nella tua vita, e in quella degli altri, puoi scegliere di partecipare alla formazione di due giorni, Happyfulness© Leader. Ti cambierà la vita.

nv-author-image

Sara Valla

LA COACH IN VIAGGIO - LIFE COACH,SOFT SKILLS & BUSINESS COACH - La vita è un viaggio? Il viaggio è la vita - Entusiasmo, curiosità e gioia: la vita è un viaggio di continua scoperta.