Home ESSERE è il Viaggio Il birdwatching aiuta il cervello. A Creta l’oasi è lì.

Il birdwatching aiuta il cervello. A Creta l’oasi è lì.

La scienza lo conferma adesso. Ma chi vive vicino all’Almyros lo sapeva già – anche senza saperlo.

C’è un’oasi a pochi metri dalla strada. Un sistema di sorgenti carsiche che alimenta un corso d’acqua costiero, circondato da canneti fitti di Phragmites australis, tamerici ed eucalipti. Si chiama Almyros, è a ridosso di Agios Nikolaos, nel Golfo di Mirabello, e sfocia direttamente nel mare. È uno di quei luoghi che molti residenti attraversano ogni giorno senza davvero guardare.

Io ci vivo di fronte. E da quando ho cominciato a portarci il binocolo, ho capito che “guardare” non è mai un atto neutro.

Una ricerca pubblicata poche settimane fa sul Journal of Neuroscience ha dimostrato qualcosa che in molti avrebbero definito una buona impressione, prima di oggi: osservare l’avifauna con attenzione, con quella concentrazione sottile che si chiama birdwatching, cambia fisicamente la struttura del cervello. Non come metafora. Come fatto misurabile, con la risonanza magnetica.

Vale la pena capire bene cosa dicono i dati.


Quello che i neurologi hanno trovato

Erik Wing, ricercatore del Rotman Research Institute di Toronto e autore principale dello studio (Wing et al., 2026), ha confrontato i cervelli di 29 birdwatcher esperti con quelli di 29 principianti, abbinati per sesso, età ed istruzione. I partecipanti avevano tra i 22 e i 79 anni.

Il risultato: i birdwatcher esperti mostrano una densità strutturale superiore nelle aree cerebrali legate all’attenzione e alla percezione, e questa riorganizzazione fisica era direttamente collegata alla loro accuratezza nell’identificare le specie. Tessuto più denso, più efficiente. Connessioni neurali più compatte e veloci.

In termini pratici: gli esperti riconoscevano correttamente l’83% delle specie locali e il 61% di quelle mai viste prima. I principianti si fermavano al 44% in entrambi i casi.

Ma il dato più significativo è un altro: questi benefici strutturali persistevano anche in età avanzata, suggerendo che una pratica esperta in un hobby complesso può fornire una riserva cognitiva protettiva nel corso dell’invecchiamento.

La riserva cognitiva è la capacità del cervello di resistere al declino, di compensare i danni, di mantenere funzioni integre anche quando l’età avanza. È lo stesso processo per cui i musicisti professionisti mostrano cambiamenti strutturali nelle aree uditive, e gli atleti mostrano adattamenti simili nelle aree motorie.

Il birdwatching funziona perché combina identificazione a grana fine, ricerca visiva, attenzione all’ambiente immediato, sensibilità al movimento, rilevamento di pattern e costruzione di reti concettuali elaborate tra specie diverse. È un insieme di operazioni mentali simultanee e questa complessità è esattamente ciò che produce i cambiamenti più profondi.

Wing lo dice in modo diretto: il birdwatching coinvolge molti domini cognitivi diversi, il che lo rende potenzialmente benefico per molti tipi diversi di cognizione.


Non sono i volatili. È la qualità dell’attenzione.

C’è un dettaglio che mi ha colpito più di tutti nella lettura dello studio originale.

Wing aggiunge una precisazione fondamentale: non c’è nulla di intrinseco all’aspetto delle specie osservate. Ciò che conta è la complessità e la combinazione delle richieste mentali che l’attività richiede.

Il birdwatching funziona non perché le specie osservate siano magiche (anche se, guardandole, l’impressione a volte è quella), ma perché costringe a fare tutto insieme: scansionare l’ambiente, confrontare con immagini mentali archiviate, decidere in pochi secondi, tenere più informazioni in memoria contemporaneamente.

È un allenamento cognitivo mascherato da passeggiata.

E c’è di più. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports, che ha seguito 1.292 persone per tre anni, ha dimostrato che gli incontri quotidiani con l’avifauna (vedere o semplicemente sentire le specie attorno a noi) erano associati a miglioramenti duraturi nel benessere mentale, evidenti anche in persone con diagnosi di depressione (Hammoud et al., 2022).

Non occorre diventare esperti. Occorre cominciare a guardare.


Creta è un posto straordinario per farlo

Creta non è solo bella. Dal punto di vista ornitologico, è uno dei luoghi più privilegiati d’Europa.

Creta si trova all’incrocio di tre continenti (Europa, Asia, Africa) e ospita ogni anno migliaia di specie migratorie nelle sue zone umide. È una delle principali rotte di sorvolo per l’avifauna che sverna nell’Africa orientale e si riproduce nell’Europa orientale e settentrionale. La migrazione avviene ogni primavera risalendo la valle del Nilo e attraversando il Mediterraneo orientale, spesso in grandi numeri, tra metà marzo e metà maggio.

Sull’isola sono state identificate più di 412 specie, per la maggior parte migratorie. E nel solo Mirabello, la provincia di Agios Nikolaos, si concentrano ecosistemi radicalmente diversi: la zona umida dell’Almyros, le saline di Elounda, la riserva di Bramiana, le gole del Selinari. In pochi chilometri quadrati, si può osservare una varietà che altrove richiederebbe settimane di viaggio.

Il Falco della Regina (Falco eleonorae) è uno dei rapaci più importanti della Grecia, con un’apertura alare fino a 103 cm. Nidifica sugli isolotti rocciosi attorno a Creta, tra cui il complesso delle Dionisadi, e sverna in Africa orientale e Madagascar. Il fatto che oltre l’85% della popolazione mondiale di questa specie si riproduca sulle isole greche è un dato che non smette di sorprendermi.


Due danesi all’alba, e quello che mi hanno insegnato

Quando sono arrivata qui, li ho visti quasi subito. Una coppia, nell’area piscina dell’hotel accanto — ogni mattina all’alba, armati di binocolo e macchine fotografiche. Partivano verso la foce del fiume con quella determinazione tranquilla di chi sa dove sta andando e perché. Li ho presi per ornitologi. Pensavo: professionisti, forse ricercatori.

È passato quasi un anno e mezzo prima che ci conoscessimo davvero. Michael e Majbritt, danesi, appassionati di natura da sempre, lui sin dall’infanzia. Nessun titolo scientifico specifico in questo ambito, ma qualcosa di più raro: sanno guardare.

Quando finalmente ci siamo seduti a parlare, mi hanno insegnato cose che nessun libro mi aveva dato. Come ascoltare prima di cercare. Dove posizionarsi rispetto alla luce. Quali specie aspettarsi in quale stagione, in quale parte del canneto. Come distinguere un richiamo da un altro, e capire cosa sta succedendo nell’oasi da come si muove qualcosa sulla superficie dell’acqua.

È da loro che è cominciata, per me, una qualità diversa di attenzione a questo posto.


L’Almyros di Agios Nikolaos: il posto che ho di fronte a casa

L’Almyros di Agios Nikolaos non assomiglia a nessuna delle altre zone umide di Creta. Non è un lago, non è una riserva con strutture attrezzate. È un sistema di sorgenti carsiche, Πηγές Αλμυρού come recita il cartello sul posto, che alimenta un corso d’acqua costiero dalle acque limpide e leggermente salmastre, circondato da canneti densi di Phragmites australis, tamerici ed eucalipti, che scorrono fino al mare.

L’Almyros ospita molte specie, principalmente avifauna, che trovano cibo, rifugio e condizioni ideali per la riproduzione. Anatre, aironi e gabbiani sono presenti tutto l’anno. La zona è anche un’area di sosta e rifornimento per le specie migratorie durante le migrazioni primaverili e autunnali. La foce del fiume Almyros, ad Agios Nikolaos, è tra i siti ornitologici più rilevanti di tutta la Creta orientale.

Quando mi fermo lì con il binocolo al mattino presto, in genere in pochi minuti distinguo airone cenerino, garzetta, martin pescatore, germani reali. In primavera, le specie cambiano quasi ogni giorno. C’è qualcosa di veramente sorprendente nel rendersi conto di quante vite si svolgono a pochi metri di distanza, in silenzio, nel bel mezzo di una giornata qualsiasi.


Birdwatching come pratica di presenza

C’è un aspetto che la ricerca neuroscientifica descrive con precisione e che chi pratica la meditazione riconoscerà immediatamente.

Il birdwatching non è un’attività passiva e noiosa. È una pratica coinvolgente che cattura la mente e provoca uno stato di assorbimento psicologico profondo, quello che la psicologia chiama flow, caratterizzato da concentrazione intensa, senso fluido di coinvolgimento e una sensazione di padronanza.

Portare attenzione e consapevolezza alla propria esperienza durante l’osservazione ornitologica può aiutare a usare l’attenzione in modo più efficace e consapevole anche nel resto della vita (Peterson et al., 2024). Il birdwatching richiede una presenza totale nel momento: non si può essere altrove con la mente e nello stesso tempo sentire un richiamo, collocare il suono, trovare la sagoma tra i rami.

È una meditazione attiva, incarnata nel paesaggio.

Non serve diventare esperti. Bastano occhi aperti, un po’ di silenzio, e la disponibilità a fermarsi.

Michael e Majbritt non si sono mai definiti esperti. Eppure lo sono. E ogni mattina all’alba erano lì; il mondo attorno a loro era pieno di cose che gli altri non vedevano.


Come cominciare (a Creta, da zero)

Se sei ad Agios Nikolaos, parti dall’Almyros. È a due passi, è accessibile, non richiede attrezzatura specifica. Puoi iniziare con lo smartphone: l’app Merlin Bird ID di Cornell Lab è gratuita, funziona anche offline, riconosce i canti in tempo reale e ha un database completo per la Grecia.

Se vuoi andare più lontano: le saline di Elounda sono perfette in primavera. E per chi vuole davvero immergersi, il periodo di migrazione, da metà marzo a metà maggio, è quello in cui Creta si trasforma in un crocevia del mondo animale.

Non c’è bisogno di sapere già tutto. Il punto è cominciare a guardare con una qualità diversa di attenzione.

Il cervello farà il resto.


Riferimenti bibliografici

Hammoud, R., Tognin, S., Burgess, L., Bergou, N., Smythe, M., Gibbons, J., Davidson, N., Bakolis, I., & Bhome, R. (2022). Smartphone-based ecological momentary assessment reveals mental health benefits of birdlife. Scientific Reports, 12, 17589. https://doi.org/10.1038/s41598-022-20207-6

Keltner, D. (2023). Awe: The new science of everyday wonder and how it can transform your life. Penguin Press.

Peterson, M. N., Larson, L. R., Hipp, A., Beall, J. M., Lerose, C., Desrochers, H., Lauder, S., Torres, S., Tarr, N. A., Stukes, K., Stevenson, K., & Martin, K. L. (2024). Birdwatching linked to increased psychological well-being on college campuses: A pilot-scale experimental study. Journal of Environmental Psychology, 96, 102306. https://doi.org/10.1016/j.jenvp.2024.102306

Randler, C., Murawiec, S., & Tryjanowski, P. (2022). Committed birdwatchers gain greater psychological restorative benefits compared to those less committed regardless of expertise. Ecopsychology, 14(2), 101–110. https://doi.org/10.1089/eco.2021.0040

Wing, E. A., Chad, J. A., Mariotti, G., Ryan, J. D., & Gilboa, A. (2026). The Tuned Cortex: Convergent Expertise-Related Structural and Functional Remodeling across the Adult Lifespan. Journal of Neuroscience, 46(12). https://doi.org/10.1523/JNEUROSCI.1307-25.2026

Zieris, P., Freund, S., & Kals, E. (2023). Nature experience and well-being: Bird watching as an intervention in nursing homes to maintain cognitive resources, mobility, and biopsychosocial health. Journal of Environmental Psychology, 91, 102124. https://doi.org/10.1016/j.jenvp.2023.102124

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